EXPANDED GROUNDS

Opere fuori scala per uno spazio di sosta

Ruben Montini

A moral duty

 

GALLERIA GABURRO

 

A Moral Duty (2021) rappresenta una delle opere più identitarie della ricerca di Ruben Montini (Oristano, 1986). Attraverso l’uso del tessuto – in particolare modo del broccato sardo – l’artista costruisce un messaggio che mette in discussione gli stereotipi eteronormativi per dare voce alla vulnerabilità e alla sofferenza della comunità LGBTQIA+. Il coming-out, il gesto con cui l’individuo rivela apertamente il proprio orientamento sessuale, viene ad essere privato della sua componente intima e biografica per trasformarsi in un atto necessariamente politico: svelare sé stessi presuppone la capacità di altri di fare lo stesso e così rompere il circolo vizioso della repressione della propria identità. Sebbene inizialmente relegato all’ambiente domestico, il ricamo, che Montini eredita dalla storia come azione profondamente rivoluzionaria ed emancipatoria, viene a manifestarsi come strumento di resistenza queer, di denuncia e di rivendicazione. 

Andrea Cerruto

Le Bateleur

 

LO MAGNO ARTE CONTEMPORANEA

 

Concepita per Expanded Grounds, Le Bateleur nasce dal dialogo con le caratteristiche

architettoniche e simboliche dell’ex Parcheggio Lancia. Un grande drappo raffigura il Bagatto dei Tarocchi di Marsiglia, trasformando una carta di piccole dimensioni in una presenza monumentale.

La leggerezza del tessuto contrasta con la rigidità del cemento, mentre la natura temporanea dell’opera richiama la funzione del parcheggio, luogo di sosta e transito.

Nella tradizione dei Tarocchi, il Bagatto è legato all’ingegno e alla capacità di trasformare ciò che ha a disposizione. Viandante e artefice, incarna il potenziale di nuove esperienze e possibilità. Il Bagatto è raffigurato senza i suoi strumenti tradizionali, lasciando spazio al gesto creativo. Accanto al drappo, un tavolo riprende quello appartenente alla carta e diventa il piano di lavoro dell’artista, ospitando alcuni taccuini che invitano il visitatore ad avvicinarsi al processo creativo.

L’installazione si intreccia con la vocazione principale dell’artista: la ricerca sul nomadismo delle api, il cui spostamento tra territori favorisce la nascita di nuove essenze. Il vagabondare del Bagatto e il movimento delle api evocano una creatività in continuo divenire, capace di generare nuove relazioni tra corpo, architettura e immaginazione.

Federica Sutti

Yes Man Office 

 

ART4WOMEN 

 

Art4Women è una start-up che connette arte contemporanea, imprese e territori. Con il RoadShow porta la sua comunità di artiste e artisti in viaggio per l’Italia su un van elettrico. In questa tappa arriva a Torino dove, a The Others Art Fair, presenta Yes Man Office di Federica Sutti: un’installazione interattiva su due postazioni che riflette sul consenso come prestazione lavorativa.

Nella prima, THEFIRM OS, un sistema operativo distopico fermo alla fine degli anni ‘90, il visitatore si siede, accetta il contratto e diventa dipendente: tra le richieste di The Boss, le pretese di The Supreme Boss e i registri di HR, ogni gesto entra a far parte dell’archivio dei consensi. Nella seconda, THEFIRM’s Mandatory Benefits Program, il welfare aziendale, rigorosamente obbligatorio, prende la forma di tre servizi in stile arcade anni ‘80: Company Gym, dove il consenso si allena; Divination App, che tiene sempre accesa la speranza; e infine Consent Rehab, per chi ha ancora il vizio di dire no.

Aria Ixchel Zamora Morales

Non – Dualità

 

MAX-Y GALLERY

 

Questa installazione site-specific nasce da un’esplorazione continua di due forze che ci guidano e ci sostengono: la resilienza della natura e la forza assoluta dell’amore.

Attraverso la fotografia, la fotogravura, il sound design e la poesia recitata dal vivo, le immagini scattate a São Tomé, in Africa, vengono tradotte in stampe tattili su diversi supporti e riunite all’interno di una composizione spaziale. Un tessuto traslucido estende le immagini nello spazio circostante, mentre il suono e la poesia creano un ambiente immersivo.

Uno specchio colloca lo spettatore all’interno dell’opera, invitandoci a riconsiderare la separazione percepita tra noi stessi e il mondo che ci circonda. Esplorando la non dualità (letteralmente, «non due»), l’installazione invita a un momento di pausa all’interno di uno spazio di transizione, dove possiamo riconoscere la vita umana e il mondo naturale come parte dello stesso insieme vivente.

Cocis Ferrari

Tana libera tutti

 

BI-BOX ART SPACE

 

Questo progetto, nato e pensato per gli spazi del Parcheggio Lancia, ha da un lato la funzione di suggerire un attraversamento, incoraggiare un desiderio di apertura e di scoperta ma dall’altro lato si tratta di un vicolo cieco, in pratica di un inganno.

L’impossibilità di attraversare lo spazio ci fa entrare in un ambiente nuovo, esotico rispetto al contesto nel quale si trova, mettendoci nella condizione di immaginare un altrove senza poterci andare. Quando ho pensato di realizzare questo lavoro non ho potuto fare a meno di osservare la quasi simmetrica e speculare adiacenza con la Fondazione Merz, al di là del muro, sull’altro lato della strada e di pensare al tema dell’attraversamento, del nomadismo, della proprietà e dei confini, tutti argomenti centrali nella mia ricerca: così la cosa più naturale era quella di far comparire, quasi come un miraggio, un potenziale passaggio, un varco.

Un’occasione per scoprire, perlustrare, di mettersi in gioco e allo stesso tempo mettere in discussione l’ambiente.

El Gato Chimney

Untitled

 

COLOMBO’S GALLERY

 

L’opera realizzata da El Gato Chimney durante la residenza artistica svoltasi tra gennaio e marzo 2026 presso Casa degli Artisti di Milano nasce dalla volontà di confrontarsi con il proprio immaginario attraverso la sperimentazione del grande formato.

Il progetto si inserisce pienamente nel tema della open call Expanded Grounds, esplorando il rapporto tra opera, spazio e ambiente circostante. Attraverso la realizzazione di grandi opere su carta, El Gato Chimney amplia il campo d’azione della propria ricerca, lasciando che il gesto e l’istinto si esprimano con maggiore libertà e intensità. Le opere si impongono così nello spazio come elementi di rottura, capaci di interrompere la continuità dell’ambiente e di ridefinirne la percezione, introducendo nuove possibilità di lettura e significato.