Jan Kostaa, Tip of the Iceberg, 2019, various materials, 146x138x193 cm
Banska Bystrica – Slovacchia
Vittorio Valiante, Frantume 7, 2025, Idropittura e olio su pannello in laminato, (B)63x(A)113 cm
Milano
Laura Fridman, Twisted, 2024, Oil and acrylic on canvas, 92×65 cm
Barcellona, Spagna
Tao Han, Invisible poetry, 2022, Olio,acrilico e foglia d’oro, 150×150 cm
Milano
Massimo Barlettani, Aria – in un piccolo fiordaliso si può trovare tutto l’universo, 2024, Acrylics and metallic pigments on canvas, 150×150 cm
Santander, Spagna
Martin Groch, No title, 2025, monotype, 116×96 cm, framed
Banská Štiavnica / Bratislava, Slovacchia
Carmen Reátegui, The Poet in search of the blue flower, 2025, Oil, acrylic and aluminum pan on canvas,120×209 cm
Lima, Perù
Flavia Bucci, Galattica (Notturni), 2025, disegno a penna 3d, mixed media, 15x15x15 cm
Bologna
Alessandro Dupré, La fontana segreta, 2025, Olio su tela, 105×90 cm
Latina
Luca Freschi, Breviario Asaroton, 2025, terracotta ceramica e legno, 20x26x6 cm cad
Pistoia
Luísa Ramires, Music, 2025, Screen printing monotype with pigment based ink and DTF digital print on cotton fabric, 20x30x4 cm
Lisbona, Portogallo / Madrid, Spagna
Corn79 x LivioNinni, Residuo Ibrido 7, 2024, Serigrafia e oxygrafia su lastra in zinco, 40×40 cm
Torino
Bea Sarrias, Reflection on water, 2025, acrilico su tela, 130×130 cm
Torino
Cristina Gozzini, Fiorescienza – Doppio teschio, 2022/2025, stampa digitale, 35×50 cm
Firenze
Nicola Toffolini, Paesaggio utopico #1, 2023, penna nera e acrilico su carta, 55×76 cm
Modena
Wolf Vostell, V 40 (VOSTELL 40 JAHRE ALT), 1973, Tecnica mista, assemblaggio, 82×62,5×10 cm
Milano
Piera Luisolo, Geografie, 2021, acquerello, 71x52cm (alto a sx)
Cau Antonio, TO.NY1, 2025, FineArtPrinting, 65x65cm (in alto a destra)
Luca Zanini, InLimine#1, 2025, FineArtPrinting, 80x60cm (in basso a sinistra)
Nicola Dell’Aquila, Lessico Morfologico, 2025, Fotografia Digitale, 30x40cm (A destra in basso)
Torino
Giuseppe Barilaro, Campo di margherite, 2025, olio e acrilico su tela, 85×85 cm
Roma
Pier De Felice, (25003 – 25021) trittico – piccoli spiragli di poesia – immaginarmi altrove, 2025, ceramica, olio, cartone, legno e chiodi, 46×49 cm
Torino
Sasha Sime, Arethusa’s Tale, 2025, AI generated film, W50xL86xH14 cm
Barcellona
Michelangelo Menu, Self portrait in a white t-shirt in front of a brick wall #3, 2025, Pittura ad olio, 70×100 cm
Modica (RG)
Flavio Favelli, Centoventimila, 2023, foto, 20×25 cm
Lugano (CH) – Barcellona (ES)
Andrius Makarevičius, Coffee on Šopeno (Chopin) Street, 2019, Oil on canvas, 120×100 cm
Vilnius (LT)
Studio Godot, black strombolicchio, 2024, stampa fine art, 182×103 cm
Castellina Marittima (PI)
AUN HELDEN, ‘Réquiem Nº1, 2024, Photography Self-Portrait, paper, 100×60 cm
Milano
Jorge Cavelier, Vicino alla cascata, 2025, punta d’argento su tavola, 30,4×30,4 cm
Milano
Margherita Paoletti, Flow, 2025, Acrilico su tela, 100×80 cm
Bologna
Estifanos Salomon, Forgotten Echoes 1, 2024, Mixed Media Paper, 30×20 cm
Limeil-Brévannes (FR)
Carolina Levorin, Where am I?, 2024, polivinilico su tela, trittico – cm 50×60 cad
Roma
Jakob Limmer, SHF 16 (lenticular 2) yellow base, green-blue, 2025, metal silicon, 40×80 cm
Lipsia (DE)
Piero Brarda, Girandole, 2016, ferro saldato, 230×230 cm
Torino
Pongo 3D, Papera con l’orecchino di perla, 2025, acrilico su tela, 68×95 cm
Torino, Asti
Francesca Filicaia, Requiem, 2024, Olio su carta applicata su tela, 70×50 cm
Bologna
Ersilia Sarrecchia, Eden, 2025, olio e acrilico su tavola, 120×120 cm
Modena
Pax Paloscia, sentire-you will see me shine, 2025, acrilico su stampa wallpaper, 50×70 cm
Roma
Matteo Cervone, We Are Icons (trittico), 2025, Fotografia, 90×30 cm
Torino
Linda Aquaro, In balia, 2024, Olio su linoleum e legno sagomato, cavo FS17 1,5 mmq spellato e origami, 37×60 cm
Bibbiena (AR)
Juan-Sí González, Somewhere in the American Midwest, 2023, Digital Photography Printed on Canon Professional Inkjet Photo Paper, 90×90 cm
Buenos Aires (AR)
Francesco Costantino, Vaso con fiori nella giungla, 2024, olio su tela, 100×70 cm
Milano
Ache77, Ascensione Silenziosa, 2025, foglia d’oro e argento su collage di spray su tavola, 50×40 cm
Firenze
Lucrezia Gaia Zaffarano, L’armadio della realtà, 2015, composizione di materiali diversi, 200×200 cm
Genova
Vittorio Menditto, Creatura abissale, 2024, Olio su tela, 120×100 cm
Torino
Il programma culturale di The Others è stato sviluppato per valorizzare le molteplici espressioni artistiche contemporanee. Grazie al contributo del Board Curatoriale e di docenti altamente specializzati, le iniziative proposte interpretano le trasformazioni in atto nel linguaggio artistico e ne restituiscono la dimensione sempre più multidisciplinare e permeabile alle contaminazioni. The Others si conferma sempre più un incubatore di talenti emergenti tramite collaborazioni con numerose Accademie d’Arte.
Il programma performativo curato da Lýdia Pribišová indaga il rapporto tra corpo, spazio urbano e intelligenza artificiale, attraverso le performance degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bratislava, sotto la guida di Maja Štefančíková, artista e docente del Laboratorio di Performance dell’Accademia. Sono stati coinvolti anche gli studenti di NABA Nuova Accademia di Belle Arti e le gallerie che partecipano alla fiera.
L ‘Accademia di Belle Arti e Design di Bratislava è una prestigiosa università slovacca focalizzata sull’arte, con un forte impegno nella ricerca artistica e scientifica, oltre a una crescente collaborazione internazionale nell’ambito dell’istruzione, dell’arte e della ricerca europea.
Il progetto Al ritmo dell’algoritmo presenta nuove opere performative e indaga come algoritmi, intelligenza artificiale e sorveglianza digitale modellano i nostri corpi e la nostra percezione della realtà. Le studentesse e lo studente del Dipartimento di Intermedia di ABADV, Slovacchia– Tomáš Brichta, Michaela Prablesková e Julia Pabst – collaborano sotto la cura dell’artista e docente Maja Štefančíková e in collaborazione con la curatrice Lýdia Pribišová.
La performance indaga il rapporto tra essere umano e algoritmo attraverso il gesto rischioso e ripetuto di lanciare una pietra sopra il proprio volto, creando una tensione tra il desiderio di mantenere il controllo e la minaccia costante che la pietra possa cadere sul viso del performer.
Nella performance, Julia Pabst attinge da archivi visivi e gestuali della cultura pop e della storia della danza, trasformandoli in una coreografia generata algoritmicamente. Ciò che all’inizio appare come un gioco spensierato si trasforma progressivamente in un impegnativo dettato algoritmico – i movimenti diventano sempre più complessi, privi di senso e difficili da riprodurre. L’opera esplora i limiti del corpo umano all’interno di un sistema che non conosce né la fatica né l’errore.
Una performance ambientata in una cabina di cartomanzia — ma invece di carte o una sfera di cristallo, l’artista chiede al pubblico di consegnare il proprio telefono sbloccato. Dai dati digitali emerge una profezia del futuro dal humor oscuro, mettendo i visitatori di fronte a una scelta assurda che potrebbe cambiare il loro destino.
Il progetto The Absent Community presenta quattro performance realizzate dagli studenti del Triennio in Pittura e Arti Visive e del Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali del Campus di Milano di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti. Le quattro opere selezionate riflettono sul crescente senso di isolamento e alienazione nella società contemporanea e sul desiderio, nonché sull’urgenza, di ristabilire relazioni più comunitarie e significative con le persone e con il mondo che ci circonda. Concepite e raccolte dal curatore e Course Leader del Biennio Specialistico in Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA, Andris Brinkmanis, queste performance instaurano un dialogo con le altre opere performative presentate.
Un atto performativo in due atti che esplora il corpo come generatore di energia e presenza nello spazio.
Nel primo atto l’artista, attraverso un gesto fisico intenso — corre, salta, danza, attraversa gli ambienti e il pubblico — trasforma il contesto espositivo in un campo di movimento e vitalità organica, arrivando ad acquisire calore corporeo – fino al sudore -segno visibile di questa tensione energetica.
Nel secondo atto l’artista trasferisce a terra il calore accumulato: una traccia effimera di sudore destinata a svanire. Con la sua dissolvenza, l’opera si compie nella memoria del gesto e nella trasformazione del corpo in assenza
La performance nasce dalla rilettura dell’indagine sull’identità e sulla fragilità del pensiero critico presenti nell’opera di Giorgio Gaber. Con tagli tragicomici che fondono pop culture e sceneggiatura fiction, nel “pamphlet scenico” il corpo, privato della parola ma carico di intenzione, diventa la traduzione fisica del messaggio gaberiano: l’individuo contemporaneo, imprigionato nel populismo, ritrova nella gestualità la propria unicità, denunciando gli automatismi collettivi e cercando una verità che passi attraverso la presenza, la fatica e la libertà del corpo stesso.
La performance si fa così atto di consapevolezza, in cui il linguaggio muto del gesto restituisce alla riflessione politica la sua dimensione più autentica e umana, quella indipendente e personale.
La performance si avvale di un gesto minimo: il passaparola. L’artista, avvicinandosi ad una persona per volta, le sussurra all’orecchio un verso di una sua poesia in napoletano, affidandole delle parole preziose ma poco comprensibili per scelta linguistica e in quanto frammento di un unico testo. Questo gesto sibillino incarna il significato della poesia: l’incanto e la natura transitoria della trasmissione orale legata al mondo popolare campano, la potenza trasformativa di quel passaparola culturale che plasma l’immaginario collettivo.
Una performance rituale che esplora la disconnessione tra l’uomo e la terra, utilizzando questo divario come uno spazio di potenziale riconnessione con il pianeta. Attraverso materiali naturali come spezie, fiori e pietre, invoca un dialogo umile e profondo con le forze invisibili della terra. Le spezie, da emblema di sfruttamento coloniale, diventano strumenti di guarigione e riconnessione. La performance è guidata interamente dall’intuizione e invita il pubblico a partecipare all’interno dello spazio sacro creato.
La performance Lotta con gli angeli mette in atto l’intera esperienza personale dell’artista nel dipingere, presentando al pubblico un’esperienza non visiva in un periodo di cinque minuti di forza e reazione, resistenza e contraddizione. L’oro è metafora del cosiddetto sistema tradizionale e dogmatico di Tao Han e l’azione apparentemente distruttiva è anche una satira sul materialismo. L’attenzione si concentra sul processo di trasformazione della forma del dipinto, l’opera diventa così una riflessione sul rapporto intimo tra artista e creazione, che alla fine del processo diventano un tutt’uno.
L’azione performativa si interroga sullo stato di salute dell’artista oggi: è sano, è malato, sofferente o in via di guarigione, e da quale infermità? Implicitamente, Aldo Runfola vuole anche sottoporre a verifica la tradizione di pensiero che vede l’artista o il filosofo in veste di critico e clinico della società, capace di diagnosticarne l’eventuale patologia, misurarne il grado di malessere; tutto ciò in vista se non della piena guarigione, almeno di una salute migliore.
Sara Lovari propone una performance che conferisce significato ad un gesto minimo, libero dal filtro della tecnologia. L’artista invita il pubblico a pescare da un sacchetto una lettera dell’alfabeto, chiedendo in cambio una parola che inizi con quella lettera. È un atto semplice, quasi infantile, che diventa resistenza: un modo per rimettere al centro la nostra capacità di nominare, immaginare, costruire senso senza delegarlo a un algoritmo. Un incontro intimo, in cui ogni parola raccolta si fa traccia, memoria, relazione.
GIOVEDÌ 30 OTTOBRE
17.30 – 19.00 AFAD BRATISLAVA
Tomáš Brichta, Questions and Answers
Julia Pabst, Just Dance
Michaela Prablesková, Give Me Your Phone And I Will Tell You Who You Are
VENERDÌ 31 OTTOBRE
13.00
Tao Han, Wrestling With Angels
13.30 – 14.30 AFAD BRATISLAVA
Tomáš Brichta, Questions and Answers
Julia Pabst, Just Dance
Michaela Prablesková, Give Me Your Phone And I Will Tell You Who You Are
18.30
Aldo Runfola, Ssuperrationall, Ssupernnaturall
19.00
Sara Lovari, A World of words
SABATO 1 NOVEMBRE
12.00 – 14.00 NABA
Damini Yadav, The Space Between Your Feet and the Ground
Filippo Paci, Il conformista
Sidonie Pellegrino, Voce ca conta
Penelope Andronico, SUDORE
18.30
Aldo Runfola, Ssuperrationall, Ssupernnaturall
DOMENICA 2 NOVEMBRE
13.00
Aldo Runfola, Ssuperrationall, Ssupernnaturall
14.00
Sara Lovari, A World of words
Un calendario di incontri curato da Elisabetta Roncati, che vede artisti, curatori, critici, collezionisti, intellettuali, giovani audaci del mondo contemporaneo confrontarsi in conversazioni rivolte al pubblico. Un’occasione per presentare realtà emergenti, modelli di sperimentazione, affermati o ancora da scoprire, idee, approfondimenti, punti di vista.
Talk “manifesto di apertura” che affronterà il tema centrale di questa edizione: come cambia il concetto di creatività in un’epoca in cui l’IA è integrata in processi artistici e culturali. Nessuna risposta univoca, ma una costellazione di visioni tra arte, filosofia e tecnologia.
Ospiti
Gianluca Balocco MOOR, artista – Matteo Mandelli, artista – Marco D’Aponte, artista/fumettista, Luca Pineider, founder artpay – Rebecca Russo, Presidente di VIDEOINSIGHT FOUNDATION – ETS
Vista la sede istituzionale che per il secondo anno ospita la fiera, il talk analizzerà il ruolo dell’arte come strumento di diplomazia culturale in contesti di guerra e tensioni internazionali (Palestina, Ucraina, Medio Oriente). Il nostro focus verterà sulla costruzione di ponti culturali.
Ospiti
Giovanni Gaggia, artista – Susanna Ravelli, curatrice della mostra “Com’è il cielo in Palestina?” – Casa della Memoria di Milano – Dario Pruonto, artista – Yarema Malashchuk, artista
A partire dall’open call Risonanze Urbane, la riflessione verterà sulla sound art intesa come pratica immersiva che trasforma lo spazio urbano in paesaggio sonoro politico e poetico.
Ospiti
Cecilia Casorati, Direttrice di ABA Roma – Liliana Moro, artista – Matteo Binci, artista e ricercatore
Una tavola rotonda che esplora le connessioni tra design, arte contemporanea, architettura e processi di rigenerazione urbana. L’incontro si propone di analizzare come la creatività possa diventare motore di trasformazione dei territori generando nuovi modi di abitare e di vivere gli spazi comuni. Protagonista della tavola rotonda sarà Mario Cucinella, architetto di fama internazionale e tra le figure più autorevioli nel campo dell’architettura sostenibile, in dialogo con i curatori dei progetti esposti a The Others
Ospiti
Mario Cucinella, architetto – Bunker Galleria – Garage Fontana – POW Gallery – Street Levels Gallery
Una tavola rotonda che coinvolge cinque Accademie di Belle Arti italiane (Bologna, Brera, Catania, Firenze, Torino) per riflettere sull’interazione tra didattica e nuove tecnologie, organizzata a conclusione della call, rivolta gli studenti, Digital-Craft Journey AI. I progetti selezionati esplorano i limiti e le potenzialità dell’intelligenza artificiale, e di conseguenza le implicazioni estetiche del video. L’incontro sarà anche l’occasione per interrogarsi sul ruolo delle Accademie nel rapporto tra sistema dell’arte e formazione delle nuove generazioni di artisti.
Ospiti
Laura Valle e Salvo Bitonti, ABA Torino – Domenico Quaranta, ABA Brera – Paolo Parisi e Christian Caliandro, ABA Firenze – Ambra Stazzoni e Lorenzo Di Silvestro, ABA Catania
Una panoramica sulla performance contemporanea come linguaggio politico e comunitario con un focus speciale su pratiche ibride tra club culture, ritualità e attivismo queer/femminista.
Ospiti
Francesco Sarcone, Sound Artist, Food Ensemble – Alice Cappelli, artista, Alessandra Franetovich, affiliate researcher New York University Abu Dhabi, curatrice Cripta 747 Torino – MTM Manifatture Teatrali Milanesi
I video selezionati dalla call Digital-Craft Journey AI (Video), rivolta agli studenti di cinque Accademie di Belle Arti italiane (Torino, Milano, Bologna, Firenze e Catania) dialogano con l’architettura dello spazio espositivo. Le opere vincitrici esplorano i limiti e le possibilità dell’intelligenza artificiale in arte o nell’ambiente domestico. A completare il focus sulla videoarte le proposte delle gallerie partecipanti, selezionate e curate da Carolina Ciuti.
I video selezionati dalla call Digital-Craft Journey AI (Video), rivolta agli studenti di cinque Accademie di Belle Arti italiane (Torino, Milano, Bologna, Firenze e Catania), indagano nuove modalità di espressione artistica attraverso il digitale. Le opere vincitrici esplorano i limiti e le possibilità dell’intelligenza artificiale in arte o nell’ambiente domestico. A completare il focus sulla videoarte contribuiscono le proposte delle gallerie partecipanti, selezionate e curate da Carolina Ciuti.
L’opera propone una rilettura di Le voyage dans la Lune (1902) di Georges Méliès attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. Nel video emergono corpi estranei–cyborg, esseri ibridi e umanə–che mettono in crisi la realtà dell’immagine, destabilizzandone il tempo, lo spazio e l’apparente coerenza. In questo ambiente alterato, le creature interrogano il mito dell’esplorazione, attraversando la storia e le sue visioni normalizzanti, offrendo una riflessione sul confine tra immaginario classico e trasformazione digitale.
Il lavoro prende le mosse da Theme Song (1973) di Vito Acconci, realizzato in un periodo in cui l’artista sperimentava performance, registrazioni sonore e video come strumenti per stabilire una relazione diretta e intima con chi guardava. Nel lavoro originale, Acconci utilizza il monologo, carico di tensione sessuale e ironia, per esprimere solitudine e desiderio di vicinanza corporea, creando un dialogo che sembra annullare qualsiasi distanza tra artista e pubblico. In questa nuova interpretazione, la voce di Acconci entra in relazione con Maya, un’architettura avanzata di intelligenza artificiale in grado di generare interazioni vocali più empatiche e realistiche. Il video esplora la tendenza umana a umanizzare la tecnologia e ad assimilarla ai propri processi evolutivi e trasformativi, creando un dialogo tra due “entità” che riflettono sulle relazioni, sulla comunicazione e sul divario tra corpo fisico e virtuale. Il lavoro prosegue la riflessione di Acconci sull’influenza delle immagini e dei media, mostrando come la tecnologia possa amplificare il bisogno di vicinanza e presenza, e invitando a interrogarsi sul confine tra esperienza reale e digitale.
Questa “videoguida” mette in scena l’essere umano come dispositivo da programmare, un soggetto che deve operare secondo protocolli ottimizzati. Il linguaggio corporativo trasforma la repressione emotiva in virtù, estendendosi oltre l’ambito professionale fino alla sfera privata. L’opera propone una visione del futuro prossimo in cui l’individuo si auto-disciplina al punto di raggiungere una totale alienazione, sacrificando se stesso in ogni aspetto della vita quotidiana. In cambio di questa rinuncia, rimane forse l’unica piccola ricompensa: un buon caffè.
l video mostra due uomini ad una conferenza, figure stereotipate immerse in un ambiente altrettanto codificato. Mentre cercano di avviare il loro discorso, i due si interrompono continuamente a vicenda, generando risate nervose, silenzi e momenti di imbarazzo che rivelano la fragilità e la fallibilità dell’essere umano. L’opera riflette sulla perdita di una delle nostre ultime consolazioni: il linguaggio. Tra tentativi incompiuti e interruzioni costanti, l’unica frase che raggiunge il suo compimento è la domanda finale: «Do you think AI can feel shame sometimes?», evocando una riflessione sul confine tra coscienza umana e intelligenza artificiale.
Proposte espositori
Il corpo è qui protagonista e campo di tensione, luogo in cui si intrecciano identità, aspettative sociali e desideri di autodeterminazione. Sebbene molto differenti per immaginario visivo e approccio, le artiste coinvolte mettono in scena una fisicità attraversata da discorsi culturali profondamente radicati: in Maternidades Indelebles di Ivette Salazar, la maternità si rivela marchio invisibile, eco persistente di ruoli sociali e memorie ancestrali; in YOUniverse di Lulù Withheld, è la tecnologia a diventare nuova forza modellante, promessa di vicinanza che si trasforma in filtro anestetizzante, capace di isolare e distorcere la percezione del sé e dell’altrə. In ogni gesto performativo, il corpo lotta per riconquistare presenza e contatto, riaffermandosi come spazio vivo di resistenza e trasformazione.
Bloc Art Perù: Ivet Salazar, Maternidades Indelebles [Maternità indelebili], 2024. 3’51’’
Galleria Leòn: Lulù Withheld, YOUniverse – A Light Series, 2025. 16’23’
Qui lo sguardo diventa strumento di immersione e smarrimento, mentre la tecnologia rimodella la percezione del reale creando nuovi orizzonti visivi. In Parallel Worlds, Claudio Napoli frammenta l’ambiente urbano in architetture impossibili; in THIS ORDINE, Enrico Gisana genera cicli ipnotici di parole e forme sovrapposte; in Memory is a Strange Planet, Flavo Degen fonde volti noti e anonimi in ibridi grotteschi e surreali; in Alteraciones: Modelos Mentales, Juan-Sí González svuota le immagini mediatiche del loro intento originario per creare nuove sintassi visive; in AI “Viaggio in Italia”, Roberto Beragnoli trasforma la penisola in un paesaggio surreale, dove realtà e immaginazione si confondono. Tra sovraccarico visivo, manipolazione percettiva e fughe nell’onirico, queste opere mostrano come la tecnologia non si limiti a rappresentare il reale, ma lo riscriva continuamente, trascinandoci in una dimensione in cui riconoscere ciò che vediamo diventa ogni volta un atto nuovo di interpretazione.
Febo e Dafne: Claudio Napoli, Parallel Worlds – Architetture Mentali, 2023. 3’23’’
Garage Fontana: Enrico Gisana, THIS ORDINE, 2025. 10’
Lusvardi Art Gallery: Flavio Degen, Memory is a strange planet [La memoria è uno strano pianeta], 2023. 3’13’’
Solocontemporaneo: Juan-Sí González, Alteraciones: Modelos Mentales [Alterazioni: Modelli Mentali], 2026. 6’40’’
MAG – Magazzeno Art Gaze: Roberto Beragnoli, AI “Viaggio in Italia”, 2023. 22’32’’
ll bianco e nero diventa qui strumento di introspezione, sospensione e silenzio, spazio in cui la vita e le sue sfumature emergono lentamente. I video invitano il pubblico a soffermarsi sulle tracce nascoste, sui gesti impercettibili e sulle tensioni sottili che caratterizzano l’esistenza. In Se solo riuscissi a cantare di Sofia Bersanelli, il quotidiano domestico si trasforma in paesaggio poetico, tra sussurri, immagini e parole che rivelano ciò che rimane sottotraccia; in EGOSISTEMI-Assurdo Razionale, Marcello Vigoni riflette sulla vita come metafora impossibile da cogliere pienamente, seguendo il ritmo dell’acqua che scandisce nascita, maturità e vecchiaia, in una sequenza meditativa in cui natura e elementi simbolici conducono a un confronto con l’assurdo e il desiderio umano di decifrare l’incomprensibile.
Stay On Board Art Gallery: Sofia Bersanelli, Se solo riuscissi a cantare, 2021. 9’9’’
MA-EC: Marcello Vigoni, EGOSISTEMI – Assurdo Razionale, 2025. 16’10’’
Le opere sonore site-specific selezionate tramite un’open call internazionale, promossa insieme ad ABA Roma, indagano il ruolo dello spazio urbano nell’epoca delle smart city e delle connessioni digitali. Le opere vincitrici – che consistono in un suono puro – sono installate nel vano delle scale d’ingresso e trasformano l’accesso alla XIV edizione di The Others in una soglia “immersiva” che pone in ipotetico dialogo la città e gli spazi della manifestazione.
Risonanze Urbane (Suono) è l’open call internazionale promossa da The Others Art Fair in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma e il coordinamento di Lorenzo Bruni e Cecilia Casorati (ABA Roma) per la realizzazione di un’opera sonora site-specific dedicata alla relazione tra spazio urbano, percezione sonora e connessioni digitali nell’epoca delle smart city.
Visto il grande numero e l’alta qualità delle proposte ricevute, la varietà e la profondità concettuale dei lavori proposti artisti provenienti da contesti internazionali differenti, si è scelto di premiare quattro opere, ognuna capace di offrire una diversa prospettiva sul rapporto tra suono e spazio urbano.
L’artista introduce nel contesto urbano il suono naturale di un fiume, creando uno slittamento percettivo e poetico. L’opera destabilizza l’ascolto abitudinario, trasformando l’ambiente architettonico in paesaggio mentale e riportando l’attenzione sull’elemento fluido come principio di vita e trasformazione.
Karin Sander (Bensberg, Germania, 1957) vive a Berlino ed è un’artista concettuale nota per interventi minimi che ridefiniscono la percezione dello spazio e degli oggetti come testimonia il suo lavoro per Skulptur Projekte a Münster. Ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia 2022 ed è docente alla ETH di Zurigo.
Un suono destrutturato di chitarra elettrica alternato a pause di silenzio evoca il ritmo vitale della città e omaggia gli artisti che hanno esplorato il rumore come linguaggio – da Metzger a Russolo. L’opera si configura come un esercizio di ascolto critico: un invito a riconoscere l’energia nascosta dietro la saturazione sonora del mondo urbano.
Davide Bertocchi (Modena, 1969) vive e lavora a Parigi. La sua pratica combina suono, video e installazione, indagando le dinamiche di diffusione delle immagini e della cultura musicale. Ha esposto in spazi come Palais de Tokyo (Parigi), MAMbo (Bologna) e Kunsthalle Bratislava.
Risonanze Urbane (Suono) è l’open call internazionale promossa da The Others Art Fair in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Roma e il coordinamento di Lorenzo Bruni e Cecilia Casorati (ABA Roma) per la realizzazione di un’opera sonora site-specific dedicata alla relazione tra spazio urbano, percezione sonora e connessioni digitali nell’epoca delle smart city.
Visto il grande numero e l’alta qualità delle proposte ricevute, la varietà e la profondità concettuale dei lavori proposti artisti provenienti da contesti internazionali differenti, si è scelto di premiare quattro opere, ognuna capace di offrire una diversa prospettiva sul rapporto tra suono e spazio urbano.
L’artista introduce nel contesto urbano il suono naturale di un fiume, creando uno slittamento percettivo e poetico. L’opera destabilizza l’ascolto abitudinario, trasformando l’ambiente architettonico in paesaggio mentale e riportando l’attenzione sull’elemento fluido come principio di vita e trasformazione.
Karin Sander (Bensberg, Germania, 1957) vive a Berlino ed è un’artista concettuale nota per interventi minimi che ridefiniscono la percezione dello spazio e degli oggetti come testimonia il suo lavoro per Skulptur Projekte a Münster. Ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia 2022 ed è docente alla ETH di Zurigo.
Un suono destrutturato di chitarra elettrica alternato a pause di silenzio evoca il ritmo vitale della città e omaggia gli artisti che hanno esplorato il rumore come linguaggio – da Metzger a Russolo. L’opera si configura come un esercizio di ascolto critico: un invito a riconoscere l’energia nascosta dietro la saturazione sonora del mondo urbano.
Davide Bertocchi (Modena, 1969) vive e lavora a Parigi. La sua pratica combina suono, video e installazione, indagando le dinamiche di diffusione delle immagini e della cultura musicale. Ha esposto in spazi come Palais de Tokyo (Parigi), MAMbo (Bologna) e Kunsthalle Bratislava.
Una “porta sonora” dove il gong e il gracidio delle rane diventano strumenti simbolici di orientamento e soglia. L’opera invita a ripensare il concetto di spazio urbano come organismo sensibile, suggerendo una riflessione sull’armonia perduta tra natura e città nell’epoca iperconnessa.
Marco Bagnoli (Empoli, 1949) è tra i principali artisti italiani della generazione concettuale. La sua ricerca esplora le relazioni tra spazio, luce e percezione in chiave simbolica e spirituale. Ha esposto in istituzioni come il Centre Pompidou, la Biennale di Venezia e il Castello di Rivoli.
Giuseppe Scali (Empoli, 1958) è compositore, produttore discografico e fondatore di **EMA Vinci**, casa di produzione attiva nella musica classica, contemporanea e nella sound art. Autore di opere sceniche, installazioni sonore e progetti multimediali, esplora la relazione tra suono, spazio e percezione, con particolare attenzione alla dimensione spirituale e tecnologica del suono.
Marcello Spada presenta una composizione basata sui suoni sperimentali ideati per compensare l’assenza di rumore dei veicoli elettrici (AVAS – Acoustic Vehicle Alerting System). L’opera riflette sulle nuove ecologie sonore e sull’identità acustica delle città contemporanee, dove la silenziosa mobilità elettrica ridefinisce il modo di percepire la presenza umana nello spazio pubblico.
Marcello Spada (Bologna, 1984) è un artista che lavora in maniera site specific con le nuove tecnologie. Le sue opere esplorano le ecologie acustiche e la relazione tra percezione, ambiente e mobilità contemporanea.
In occasione della XIV di The Others (30 ottobre – 2 novembre 2025), ogni giornata sarà caratterizzata da un’opera sonora diversa, trasformando il vano delle scale d’ingresso dell’International Training Centre of the ILO (Viale Maestri del Lavoro, Torino) in una soglia acustica in continua metamorfosi. Questa rotazione quotidiana permetterà al pubblico di sperimentare quattro interpretazioni originali del tema dell’open call e di comprendere come la ricerca sonora possa declinarsi in forme multiple di ascolto, percezione e immaginazione dello spazio urbano.
A completare le iniziative legate al tema del suono l’Accademia di Belle Arti di Roma, sabato 1 novembre alle 15.30, curerà anche la tavola rotonda sul tema dell’archiviazione e della valorizzazione delle opere immateriali: Sound Art e Risonanze Urbane: città come spazio politico.
All’interno della stessa cornice di The Others Art Fair sarà presentato un omaggio a MPDS (Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier) Audio Archive, un archivio sonoro in continua espansione composto da oltre 2600 file audio di più di 200 artisti dagli anni Sessanta a oggi. In collaborazione con Zerynthia – Associazione per l’Arte Contemporanea OdV e l’Accademia di Belle Arti di Roma, sarà esposta una selezione del volume Sound Chronicles – Archivio sonoro MPDS, a cura di Matteo Binci (ed. Quodlibet), sostenuto dal PAC2024 – Piano per l’Arte Contemporanea della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il Premio BAM-Solocontemporaneo nasce con l’obiettivo di promuovere e sostenere il lavoro di giovani artisti emergenti, offrendo loro un’importante occasione di visibilità all’interno del panorama dell’arte contemporanea.
Una giuria composta da Riccardo Ghirardini (Direttore Artistico e Project Manager della BAM Piemonte), Arturo Mosquera (Collezionista, Miami – USA) e Massimo Ghirardini (Direttore della rivista Spazi dell’Arte Contemporanea) selezionerà un vincitore tra i cinque artisti under 35 individuati per questa edizione.
Il premio si rivolge a un artista under 35 e consiste nell’invito a esporre un’opera in una delle prossime edizioni della Biennale di Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte (BAM), prevista per il 2026 o il 2027.
La distinzione tra le due date è legata all’alternanza annuale tra BAM Piemonte e BAM On Tour, nonché alla tipologia dell’opera selezionata, che potrà essere pittorica o scultorea.
Fondata nel 2016 da Behnood Javaherpour, la Behnoode Foundation è un’organizzazione con sede a Parigi impegnata a sostenere gli artisti attraverso diverse iniziative, come pubblicazioni, mostre istituzionali, programmi pubblici e progetti di residenze artistiche.
La missione della fondazione è ampliare l’esperienza artistica e creare una comunità globale attraverso piattaforme educative, offrendo ai giovani artisti – che potrebbero avere difficoltà ad accedere a programmi artistici e culturali internazionali – l’opportunità di esporre le proprie opere e scambiare idee. Per sostenere questa missione, la fondazione offre borse di studio per programmi educativi.
La Behnoode Foundation invita artisti e curatori a partecipare a eventi culturali e artistici, offrendo al contempo una piattaforma educativa per i bambini in Nepal e in Africa. In queste aree svantaggiate, la fondazione costruisce scuole per garantire che un’istruzione di qualità sia accessibile a tutti.
La fondazione crede che l’istruzione sia fondamentale e fa della sua missione una priorità: sostenere e garantire l’accesso a un’istruzione di qualità per coloro che altrimenti non avrebbero i mezzi per ottenerla.
Collezione MU.RO è una collezione privata prettamente di arte contemporanea, nata dall’incontro tra Elisabetta Roncati e Andrea Musto, due anime creative unite dall’amore per l’arte, la cultura, il design e la contaminazione dei linguaggi. Il nome MU.RO, che gioca con l’idea del muro domestico come custode delle opere e con le iniziali dei cognomi dei fondatori, sintetizza la natura del progetto: una collezione che vive di relazioni, affinità elettive, ricerca e custodia.
Il cuore pulsante di questo percorso è Spazio MU.RO, un laboratorio culturale di oltre 200 metri quadri nel cuore di Milano. Più che una classica sede espositiva, Spazio MU.RO è un ecosistema fluido dove il pubblico diventa parte attiva di mostre, talk, performance ed eventi che intrecciano memoria storica e sperimentazione contemporanea, con una particolare attenzione ai giovani artisti, ai linguaggi ibridi e a visioni creative globali.
Per l’edizione 2025 di The Others, MU.RO presenta la prima edizione del Premio Collezione MU.RO, destinato all’acquisizione di un’opera esposta in fiera che entrerà a far parte della collezione.
Tematica centrale del riconoscimento é il corpo umano inteso come archivio di memorie e identità, come spazio politico e poetico, come mappa di fragilità e metamorfosi. La figura diventa una lente attraverso cui leggere il presente: un simbolo universale, ma sempre mutevole che unisce esperienze individuali e collettive, dialoga con l’inclusività e le voci queer e si fa ponte tra tradizione artistica e innovazione tecnologica.
Il premio inviterà quindi i candidati a riflettere sul corpo non solo come soggetto, ma come presenza viva che sfida i confini del medium e della rappresentazione. Pittura, scultura, fotografia, installazioni, opere digitali e linguaggi ibridi: ogni tecnica è ammessa, perché l’essenza di Collezione MU.RO è la pluralità. Allo stesso modo non ci sono limiti d’età per gli artisti: dalle voci emergenti della Generazione Z agli artisti già storicizzati, ogni opera che sappia raccontare il corpo con autenticità e forza narrativa potrà essere proposta dalle gallerie presenti in fiera.
Con questo premio, Collezione MU.RO conferma ancora una volta la sua vocazione: collezionare non come gesto di possesso, ma come atto di ascolto e responsabilità. Ogni acquisizione è una scelta meditata, una narrazione che entra a far parte di un mosaico in costante trasformazione, dove l’arte diventa specchio del nostro tempo e patrimonio per il futuro.
La selezione dell’opera vincitrice sarà affidata a un comitato scientifico composto da:
ll Comitato istituito in memoria di Piero D’Amore, artista torinese scomparso a gennaio del 2022, propone come premio una residenza di un mese a Torino a un artista partecipante alla Fiera di età inferiore a 35 anni e l’esposizione a The Others del progetto realizzato durante la residenza.
Il premio, arrivato alla sua terza edizione, intende valorizzare l’artista per continuità, coerenza e serietà del suo lavoro, nonché per l’uso del colore, la sperimentazione di diverse tecniche artistiche e la freschezza del soggetto.
2022: Premio assegnato a Letizia Scarpello
Opera realizzata durante la residenza: Attraverso, carta, gommapiuma, ferro e vetro, cinque strutture 200x40x40
cm ca, una teca 110×80 cm, tre disegni 29,7×42 cm ca, due fotografie 10×13 cm ca, dimensioni ambientali, Torino 2023
2023: Premio assegnato a Felicjia Dudoit
Opere realizzate durante la residenza:
Fountain – Rain, 2024, oil and aerosol spray on canvas, 190×140 cm
Fountain – Spider Web, 2024, oil and aerosol spray on canvas, 130×170 cm
Le opere realizzate da Dudoit durante la residenza a Torino verranno esposte a The Others 2024.
Il Premio ha come obiettivo l’acquisizione di un’opera, scelta fra le opere presenti negli stand della fiera, da inserire nella Bordoli Collection.
L’individuazione dell’opera prescelta avverrà attraverso la votazione di una giuria composta dal collezionista e fondatore del Premio Operæ – Bordoli Collection, Emilio Bordoli, dal CEO Premio Operæ – Bordoli Collection e consulente d’arte Gloria Amorena, dal curatore Lorenzo Bruni e dalla collezionista Chiara Casolo Ginelli.
Il Premio non pone vincoli di età o di tecnica, ma ha come obiettivo l’individuazione e l’acquisizione di un’opera che rispecchi i valori ispiratori dell’iniziativa del Premio Operæ – Bordoli Collection, nata fra collezionisti per i collezionisti. In particolare, i valori ricercati saranno la creatività comunicativa, l’empatia nei confronti dello spettatore e la forza del messaggio.
Un valore centrale di Operæ – il più diffuso sistema di archiviazione e gestione su smartphone e tablet per collezionisti – è proprio la volontà di condividere, e la capacità di trasmettere, il valore comunicativo della propria collezione. Ma soprattutto sarà ricercata quell’attitudine ottimistica, positiva, che soprattutto in momenti così particolari – come quelli che stiamo vivendo attualmente da un punto di vista sociale, storico e geopolitico – deve permeare anche e soprattutto il mondo dell’arte e della produzione creativa.
In un mondo segnato da sfide e incertezze, l’arte si erge come un faro di speranza, visibile da molto lontano anche per chi non ha occhi per vedere. Il premio è dedicato a quelle opere straordinarie che, nonostante le avversità, riescono a trasmettere un messaggio di fiducia e positività al genere umano. La fiducia è la radice della speranza, l’atteggiamento che ci consente di guardare al futuro con ottimismo, di credere nelle nostre capacità e nelle potenzialità degli altri.
Il premio non vuole solo celebrare la bellezza visiva e la creatività, ma anche la capacità di un’opera d’arte di ispirare la fiducia nelle possibilità umane, nella convivenza pacifica e in armonia con il creato, nell’uso consapevole ed etico della tecnologia; di promuovere sentimenti positivi di sicurezza, serenità e tranquillità. Questi sono gli elementi che aiutano a superare le sfide, a costruire relazioni più forti e a guardare avanti al futuro e vivere il presente con speranza.
Spaziottantotto srl è una società di servizi che fornisce ad imprese, pubbliche amministrazioni, studi professionali e esercizi commerciali il supporto necessario per il rispetto delle normative cogenti (sicurezza e medicina del lavoro, prevenzione incendi, privacy, cybersecurity e protezione dei dati, igiene degli alimenti, tutela dell’ambiente, gestione dei rifiuti, responsabilità amministrativa, sostenibilità, ecc.) e per l’ottenimento delle certificazioni su standard di qualità, sistemi di gestione e parità di genere, sia in termini di consulenza specialistica sia di formazione, con particolare attenzione alle possibilità di finanza agevolata.
Giuria del Premio Spazio88 – Fiducia e Positività
Massimiliano Bonsignori – Spazio 88
Lorenzo Bruni – Direttore Artistico The Others
Massimiliano Lanza – Spazio 88
Fabrizio Martini – Spazio 88
Paola Rampini – Associazione The Others
Il Premio Zenato Academy per la fotografia contemporanea nasce con l’intento di sostenere i giovani artisti che si esprimono con il linguaggio fotografico, collaborare con le gallerie che portano avanti un’attività di ricerca e sperimentazione, arricchire la collezione con nuove opere che siano interpreti della cultura visiva contemporanea.
Opere acquisite a The Others:
ANNO 2024
Chinese Garden
Autore: Lu Yidan
ANNO 2023
RIZOMA
Autore: Giacomo Erba
ANNO 2022
Serie Balloon
Autore: Enrico Smerilli
ANNO 2021
NOTTURNO 009 – Serie “Notturni”
Autore: Carola Allemandi
ANNO 2019
Alinea 04
Autore: Daniela Droz
My Window
Autore: Jimena Croceri