I video selezionati dalla call Digital-Craft Journey AI (Video), rivolta agli studenti di cinque Accademie di Belle Arti italiane (Torino, Milano, Bologna, Firenze e Catania), indagano nuove modalità di espressione artistica attraverso il digitale. Le opere vincitrici esplorano i limiti e le possibilità dell’intelligenza artificiale in arte o nell’ambiente domestico. A completare il focus sulla videoarte contribuiscono le proposte delle gallerie partecipanti, selezionate e curate da Carolina Ciuti.
Aleandro Sinatra, Le voyage dans la Lune?, 2025. 4’33’’
Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
L’opera propone una rilettura di Le voyage dansla Lune (1902) di Georges Méliès attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. Nel video emergono corpi estranei–cyborg, esseri ibridi e umanə–che mettono in crisi la realtà dell’immagine, destabilizzandone il tempo, lo spazio e l’apparente coerenza. In questo ambiente alterato, le creature interrogano il mito dell’esplorazione, attraversando la storia e le sue visioni normalizzanti, offrendo una riflessione sul confine tra immaginario classico e trasformazione digitale.
Demis Rosa, Sometimes it’s hard to connect, 2025. 8’
Accademia di Belle Arti di Firenze
Il lavoro prende le mosse da Theme Song (1973) di Vito Acconci, realizzato in un periodo in cui l’artista sperimentava performance, registrazioni sonore e video come strumenti per stabilire una relazione diretta e intima con chi guardava. Nel lavoro originale, Acconci utilizza il monologo, carico di tensione sessuale e ironia, per esprimere solitudine e desiderio di vicinanza corporea, creando un dialogo che sembra annullare qualsiasi distanza tra artista e pubblico. In questa nuova interpretazione, la voce di Acconci entra in relazione con Maya, un’architettura avanzata di intelligenza artificiale in grado di generare interazioni vocali più empatiche e realistiche. Il video esplora la tendenza umana a umanizzare la tecnologia e ad assimilarla ai propri processi evolutivi e trasformativi, creando un dialogo tra due “entità” che riflettono sulle relazioni, sulla comunicazione e sul divario tra corpo fisico e virtuale. Il lavoro prosegue la riflessione di Acconci sull’influenza delle immagini e dei media, mostrando come la tecnologia possa amplificare il bisogno di vicinanza e presenza, e invitando a interrogarsi sul confine tra esperienza reale e digitale.
Questa “videoguida” mette in scena l’essere umano come dispositivo da programmare, un soggetto che deve operare secondo protocolli ottimizzati. Il linguaggio corporativo trasforma la repressione emotiva in virtù, estendendosi oltre l’ambito professionale fino alla sfera privata. L’opera propone una visione del futuro prossimo in cui l’individuo si auto-disciplina al punto di raggiungere una totale alienazione, sacrificando se stesso in ogni aspetto della vita quotidiana. In cambio di questa rinuncia, rimane forse l’unica piccola ricompensa: un buon caffè.
Sara Caushaj, GLOBAL THINK FORUM, 2025. 1’19’’
Accademia di Belle Arti di Brera
l video mostra due uomini ad una conferenza, figure stereotipate immerse in un ambiente altrettanto codificato. Mentre cercano di avviare il loro discorso, i due si interrompono continuamente a vicenda, generando risate nervose, silenzi e momenti di imbarazzo che rivelano la fragilità e la fallibilità dell’essere umano. L’opera riflette sulla perdita di una delle nostre ultime consolazioni: il linguaggio. Tra tentativi incompiuti e interruzioni costanti, l’unica frase che raggiunge il suo compimento è la domanda finale: «Do you think AI can feel shame sometimes?», evocando una riflessione sul confine tra coscienza umana e intelligenza artificiale.
Focus videoarte
Proposte espositori
Il corpo al centro: documenti di performance
Il corpo è qui protagonista e campo di tensione, luogo in cui si intrecciano identità, aspettative sociali e desideri di autodeterminazione. Sebbene molto differenti per immaginario visivo e approccio, le artiste coinvolte mettono in scena una fisicità attraversata da discorsi culturali profondamente radicati: in Maternidades Indelebles di Ivette Salazar, la maternità si rivela marchio invisibile, eco persistente di ruoli sociali e memorie ancestrali; in YOUniverse di Lulù Withheld, è la tecnologia a diventare nuova forza modellante, promessa di vicinanza che si trasforma in filtro anestetizzante, capace di isolare e distorcere la percezione del sé e dell’altrə. In ogni gesto performativo, il corpo lotta per riconquistare presenza e contatto, riaffermandosi come spazio vivo di resistenza e trasformazione.
Qui lo sguardo diventa strumento di immersione e smarrimento, mentre la tecnologia rimodella la percezione del reale creando nuovi orizzonti visivi. In Parallel Worlds, Claudio Napoli frammenta l’ambiente urbano in architetture impossibili; in THIS ORDINE, Enrico Gisana genera cicli ipnotici di parole e forme sovrapposte; in Memory is a Strange Planet, Flavo Degen fonde volti noti e anonimi in ibridi grotteschi e surreali; in Alteraciones: Modelos Mentales, Juan-Sí González svuota le immagini mediatiche del loro intento originario per creare nuove sintassi visive; in AI “Viaggio in Italia”, Roberto Beragnoli trasforma la penisola in un paesaggio surreale, dove realtà e immaginazione si confondono. Tra sovraccarico visivo, manipolazione percettiva e fughe nell’onirico, queste opere mostrano come la tecnologia non si limiti a rappresentare il reale, ma lo riscriva continuamente, trascinandoci in una dimensione in cui riconoscere ciò che vediamo diventa ogni volta un atto nuovo di interpretazione.
MAG – Magazzeno Art Gaze: Roberto Beragnoli, AI “Viaggio in Italia”, 2023. 22’32’’
Contemplazioni sottotraccia
ll bianco e nero diventa qui strumento di introspezione, sospensione e silenzio, spazio in cui la vita e le sue sfumature emergono lentamente. I video invitano il pubblico a soffermarsi sulle tracce nascoste, sui gesti impercettibili e sulle tensioni sottili che caratterizzano l’esistenza. In Se solo riuscissi a cantare di Sofia Bersanelli, il quotidiano domestico si trasforma in paesaggio poetico, tra sussurri, immagini e parole che rivelano ciò che rimane sottotraccia; in EGOSISTEMI-Assurdo Razionale, MarcelloVigoni riflette sulla vita come metafora impossibile da cogliere pienamente, seguendo il ritmo dell’acqua che scandisce nascita, maturità e vecchiaia, in una sequenza meditativa in cui natura e elementi simbolici conducono a un confronto con l’assurdo e il desiderio umano di decifrare l’incomprensibile.
Stay On Board Art Gallery: Sofia Bersanelli, Se solo riuscissi a cantare, 2021. 9’9’’